Storie di persone – Ascanio Celestini al Teatro Palladium

Ogni giorno siamo invasi da notizie di cronaca – alcune si assomigliano e non creano in noi alcun effetto particolare perché sembrano diventate la normalità. Altre invece ci stravolgono, e altre ci fanno arrabbiare. Un delitto o un omicidio – ascoltiamo quello che è successo dai media, come spettatori passivi. Alcune notizie però creano in noi domande alle quali nessuno ci darà risposta: cosa sta vivendo in questo momento la famiglia della vittima? Quali erano le sue abitudini? I suoi pregi o i suoi difetti? Assomigliava al nostro figlio o al nostro vicino?
Ascanio Celestini, con Storie di persone, ci mette al tavolo da pranzo delle famiglie che sono rimaste coinvolte in fatti di cronaca nera. Ci fa ascoltare dialoghi inediti, e riesce a commuoverci, bilanciando momenti
drammatici ad altri a contenuto più leggero, per farci capire che forse ogni vita è fatta di momenti felici e di momenti tristi ma che, in ogni caso, valga la pena di essere vissuta e ricordata.
Celestini riporta alla nostra memoria i fatti di cronaca che sono rimasti più impressi in noi: nella prima serata al Palladium, racconta di Davide Bifolco, il ragazzo sedicenne di Napoli ucciso da una pistola dei carabinieri solo per non essersi fermato a un alt della polizia. Conosciamo un Davide inedito, descritto dal padre e dalla madre come amante del calcio, con una passione per Totti, premuroso verso la propria famiglia, sognatore. Non un testo romanzato o un programma TV di bassa qualità: quelle che ascoltiamo sono interviste vere fatte alla famiglia e riportate sul palco. Si aggiungono poi al lavoro finale tematiche di tutti i giorni, come quelle del razzismo, dell’accoglienza e dell’immigrazione, tra barzellette sui carabinieri, zingari a scuola e impresari di pompe funebri.
Accompagnato da Gianluca Casadei (fisarmonica, tastiere, e live electronics), Celestini ha portato a teatro un prodotto nuovo, che fa riflettere noi pubblico su quello che sappiamo e su quello che in realtà pensiamo di sapere, sul giudicare gli altri dall’esterno,  su come è facile decidere “integrazione o non integrazione” senza conoscere e valutare. Una conoscenza totale slegata dal sistema dei mass media che ci rende forse tutti un po’ più italiani.