Grotesk! Il kabarett ai tempi di Hitler

Herzlich wilkommen, meine Damen und Herren!
È così che fa il suo ingresso in scena Grotesk, il protagonista su palco che, come se sognassimo, ci porterà a vivere una serata in un cabaret anni Venti di Berlino. Senza aspettarcelo siamo parte del pubblico di un teatro a tutti gli effetti, con anche un’orchestra vera e propria, la Kabarett Ensemble, che farà da sfondo musicale all’humour inossidabile dell’one man show di fronte a noi.
Siamo a Berlino, dove tutto ciò che è ordinario diventa straordinario – oggi, come allora, sinonimo di libertà e di espressione, Berlino era una delle città più attraenti a livello europeo. Il Romanisches Café e l’Adlon tra i centri culturali più frequentati dai berlinesi durante il giorno, era un must invece il Kabarett alla sera, dove gli artisti, un po’ maghi e un po’ barzellettieri,  si esibivano rappresentando scene di vita quotidiana. Era un luogo dove si faceva satira politica, umorismo anche nero. Gli artisti più di spicco erano di origine ebraica (Tucholsky tra i tanti), e saranno proprio loro i primi ad accorgersi, i veri osservatori della vita quotidiana, che qualcosa nella società stava cambiando. Cantando Mackie Messer, raccontando barzellette e giochi di prestigio e portando avanti l’eredità di Bertolt Brecht, l’ombra del Nazismo inizia a coprire le luci dei riflettori sulla scena.
Dalle stelle sul palco alle stelle sul petto: come Grottesk, i cabarettisti verranno spostati nei ghetti e poi ai campi di sterminio. Il grottesco sarà qualcosa che li farà tenere in vita fino alla fine, “accettando” in qualche modo quello che stava succedendo, senza dimenticare la loro identità.
Una città bellissima, quasi da far invidia alla Parigi dell’epoca, dove tutto era possibile e dove c’era spazio per tutti, portata al declino da Adolf Hitler e dalla sua politica anti semita.
Spesso non guardiamo il mondo che viviamo, lo vediamo e basta. Dovremmo riflettere su quanto sia importante oggi fare umorismo, sulla necessità di avere un cabaret contemporaneo dove si possa riflettere sulle problematiche sociali, sul rapporto tra cittadino e politica, sull’importanza di ridere ma allo stesso tempo pensare a quello che sta succedendo attorno a noi.

Un bellissimo visual sul palco ad accompagnare la performance di Grotesk con immagini dell’epoca di Berlino.
La piece teatrale è tratta dal volume “Ridere rende liberi” di Antonella Ottai. Ancora in programma al teatro Palladium di Roma, oggi e domani. Non perdetevelo.

 

 

GROTESK!
Ridere rende liberi
Il kabarett amaro ai tempi di Hitler
di Bruno Maccallini e Antonella Ottai

testo liberamente ispirato ai maggiori autori dell’epoca di Weimar

tratto dal volume “Ridere rende liberi” di Antonella Ottai

musiche originali di Pino Cangialosi, canzoni di Max Hansen, Friedrich Holländer, Jacob Jacobs, Hermann Leopoldi, Paul Lincke, Martin Roman, Kurt Weill

traduzioni dal tedesco Bruno Maccallini

adattamenti in italiano delle canzoni Franca d’Amato