Bohemian Rhapsody, il film su Freddie Mercury

Bohemian Rhapsody, film pluripremiato agli Oscar 2019, è la storia dei Queen e della leggendaria figura di Freddie Mercury. Il regista Bryan Singer ci porta negli anni Settanta e Ottanta, dentro quei luoghi dove i Queen si sono conosciuti ed esibiti, rendendoci partecipi di concerti leggendari come quello del Live Aid del 1985, un evento che sarà destinato a rimanere nella storia. Costumi dell’epoca al dettaglio, tra tute di lycra attillate, giacche di pelle, Chelsea boots.
Guardando la pellicola ho riflettuto su questa espressione – figura leggendaria. Nell’usarla penso ci si riferisca a qualcuno di immortale, che verrà ricordato sempre nonostante appartenga al passato, qualcuno capace di far cantare le sue canzoni generazione dopo generazione. Freddie Mercury lo è, e come tutte le figure leggendarie non stancherà mai. Non è qualcosa che può andare di moda, come un capo di abbigliamento che una stagione viene accolto bene dal pubblico e quella dopo no. La musica dei Queen è qualcosa che sentiamo ci appartiene anche dopo trent’anni dalla loro ultima apparizione.
La musica che noi ascoltiamo oggi in qualche modo ha una parte di DNA che proviene da quello dei Queen. Sì, perché loro sono stati libertà, partecipazione, magia, amore, desiderio, concetti che abbiamo bisogno di cantare oggi come allora. Purtroppo non stiamo vivendo la magia degli anni Settanta – ci troviamo in piena crisi d’identità post Duemila e per ritrovare noi stessi avremmo bisogno di un’icona come Freddie Mercury.

Ero nato da poco quando morì: non ho avuto la fortuna di vederlo alla tv, ma sono sicuro che Rami Malek, l’attore che l’ha interpretato, ci assomigli tanto. La sua interpretazione mi ha emozionato, è riuscita a bucare lo schermo, facendomi vivere, grazie alla magia del cinema, il magico mondo marchiato Queen.
Sullo sfondo la scena musicale Seventies e la piaga AIDS anni Ottanta – con Bohemian Rhapsody scopriamo un Freddie Mercury che, nonostante le debolezze e la malattia, raggiunge il successo grazie alla sua voce e al suo intuito che lo porta a prendere scelte fuori dal comune e che grazie a queste diventerà una stella. Il testo di B.R. mi ha molto ricordato l’arte futurista nel primo decennio del Novecento, ho ritrovato quello stesso divertimento nel mixare l’ordine delle parole in una frase o le lettere stesse creando neologismi da inserire nei testi delle canzoni. Freddie Mercury è stato un futurista, che fino alla fine, nonostante tutto, si è esibito per il suo pubblico. Come il gruppo di Marinetti la velocità per i Queen ha portato il cambiamento, rompendo gli schemi musicali dei modelli precedenti.
Mercury è un’icona, un tipo di personaggio che oggi tanto vorremmo sui nostri palchi, ma che al momento non ha ancora trovato un sostituito. E forse non lo troveremo mai. Un animale sul palco, un’icona di stile. Her majesty, Freddie Mercury.