Margiela ed Hermès, la mostra al MoMu di Anversa

Sono nel centro di Anversa, sulla Nationalestraat, la zona dello shopping e decido di visitare il Mode Museum e vedere una mostra su uno dei miei designer preferiti, Martin Margiela.
Quella al Museo della Moda di Antwerp (aperta fino al 27 agosto) non è soltanto una mostra su uno dei più innovativi designer di moda degli ultimi trent’anni, ma è anche una visita privata e intima nel suo mondo creativo, spesso tenuto lontano dai riflettori e dalla stampa. Martin Margiela, originario di Anversa, oltre che fondare un marchio a suo nome, Maison Martin Margiela, ha collaborato con Hermès dal 1997 al 2003 diventandone direttore creativo del ready-to-wear donna. La mostra al MoMu di Anversa non si limita a solo a scoprire l’ingegno e la creatività che Margiela ha sviluppato negli anni a casa Hermès, ma fa anche uno zoom unico e imperdibile sulla sua visione dell’abito e sulle tecniche sartoriali da lui adottate.

 

 

Un breve zoom su Martin Margiela
Martin si laurea in Fashion Design alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa nel 1980. Quattro anni più tardi inizia a lavorare come assistente per Jean Paul Gaultier. Nel 1988 decide di aprire la sua propria label, Maison Martin Margiela, con Jenny Meirens (spenta quest’anno all’età di 73 anni). La label MMM predilige la scomposizione dell’abito e il riciclo dello stesso, presentare le proprie creazioni in location uniche e particolari (avrei sempre voluto assistere infatti alla SS1990 “Terrain Vague” tenuta in una location abbandonata a nord di Parigi dove dei bambini si sono uniti alle modelle durante la sfilata sorprendendo tutti i presenti).
Monsieur Margiela non ha mai fatto interviste a suo nome – le interviste alle quali la label decideva di rispondere erano inviate via fax e scritte in prima persona plurale per rispetto del lavoro in team che per Martin era di primaria importanza (a fine sfilata infatti non usciva mai a salutare il pubblico, proprio perché odiava l’idea di celebrità). Altra caratteristica unica delle sfilate Margiela era spesso il nascondere il viso delle modelle attraverso veli che coprivano il capo o bende che nascondevano gli occhi, a scopo di far concentrare il più possibile il pubblico sull’abito, rendendo la modella anonima (quattro strisce di tessuto bianco diventeranno il simbolo della Maison, per mostrare la propria posizione riguardo alla cultura del logo degli anni Novanta).

La donna Margiela
La donna è una delle chiavi di lettura del mondo Martin Margiela – la donna che lui veste non è un’immagine ideale, irragiungibile, statuaria, eternamente giovane, ma una figura femminile reale e naturale per la quale creare abiti comodi, di qualità e senza tempo. Martin nelle sue sfilate presenterà le sue creazioni con donne di diversa età e silhouette, non forzando l’abito ad adattarsi al corpo di chi lo indossa, ma dando la possibilità alla donna stessa di dare valore aggiunto al vestito. Particolarità di questa esposizione che mi ha colpito è la possibilità di vedere su schermo tre modelle che in passato hanno sfilato per Hermès Margiela e che oggi, il designer stesso in questa mostra, ha deciso di riproporre mettendo in luce quanto le sue creazioni siano senza tempo. La donna Hermès pensata da Martin Margiela ha un girovita non segnato, spalle naturali senza imbottiture con un utilizzo minimal di pince, bottoni e tasche. Concezione opposta alla prima collezione di Martin per MMM con silhouette strutturata, spalle strette e imbottite: era il 1989, gli anni del power dressing.

 

 

Martin da Hermès
Nell’aprile del 1997 Margiela è stato presentato come nuovo direttore creativo di Hermès. Il suo lavoro si distinguerà grazie a tre punti essenziali: qualità del tessuto, comfort e immutabilità dell’abito. Ricevendo carta bianca da Jean-Louis Dumas, CEO di Hermès, Martin ha preso decisioni importanti riguardo l’attività della casa di moda francese, come ad esempio non lavorare con tessuti stampati (tanto cari a Hermès) ma optando invece per il monocolore e introducendo un (no)logo rappresentato nei bottoni da lui utilizzati, a sei fori invece dei classici quattro, formando così una H, quella di Hermès.
Gli indumenti concepiti dal designer erano trasformabili, composti da più pezzi con possibilità di indossarli in modi diversi a seconda del gusto della persona, dando così lunga vita al capo stesso.
Lavorando da Hermès Martin ha imparato sempre più ad apprezzare l’utilizzo della lana e del cashmere conducendo molti esperimenti deformando e aumentando il volume di maglioni con l’azienda italiana Miss Deanna. Oltre alle fibre tessili lavorerà molto con le pelli, come quella di cervo, agnello e coccodrillo e non saranno di lusso ma spesso riciclate, vintage, dando al capo una seconda vita. Margiela ha rivisto anche con pezzi iconici di Hermès come l’orologio Cape Code, disegnato da Henri d’Origny nel 1991, facendo girare il cinturino attorno al polso non una, come un classico orologio, ma due volte.

I pezzi simbolo e la tecnica sartoriale
Tra i più iconici, i tabi boots, calzature nate nel 1400 in Giappone dalla forma caratteristica per fare in modo che chi li indossava potesse allo stesso momento portare le infradito tradizionali giapponesi.
Per la donna ricordo la Vareuse, blusa con profondo collo a V ispirata all’uniforme dei marinai e pensata per una donna in movimento che può in un semplice movimento sfilarsi le maniche e legarle attorno alla vita. Specialmente da Hermès svilupperà idee sartoriali che permetteranno alla donna di combinare e variare il proprio guardaroba: sottolineo la tecnica porté par deux e porté par trois creando composizioni composte da due o tre strati che potevano essere rimossi o aggiunti a seconda del volere di chi li indossava. Il trikini,  il costume da bagno composto di tre parti e ideato per Hermès.
Non solo donna, Martin ha una predilizione per i pezzi classici provenienti dal guardaroba dell’uomo dell’Ovest: rilancerà a suo modo la camicia bianca, il tuxedo, il trench e il Caban.
Le maniche Margiela erano spesso larghe ed aperte lasciando le braccia libere di muoversi o potendo nacondere le stesse maniche trasformando la giacca in una mantella (ricordo il cappotto sur-manches).
Amante del riciclo e del concetto di voler dare una seconda vita all’abito, nel 1994 la Maison ha introdotto “Replica” all’interno delle sue collezioni, cioè esatte riproduzioni di prodotti di seconda mano provenienti da diversi periodi storici e stili dando anche l’informazione di dove il capo d’abbigliamento era stato trovato, la data e la funzione originale dello stesso (esempi sono i lunghi guanti in pelle e il manicotto).

 

Teaser – Margiela, the Hermès years from MoMu Fashion Museum Antwerp on Vimeo.