TEHO TEARDO a Letterature Festival 2017

Già nel 2014 mi resi conto di quanto la sua musica potesse toglierti la pelle (link al report Chorde 2014 insieme all’artista berlinese Blixa Bargeld) e arrivarti nel profondo, oltre le ossa, fino al cuore. Rispondo sempre Teho Teardo a chi mi chiede consiglio su cosa ascoltare di nuovo nel campo Made in Italy. È facile parlare di lui e del suo CV di tutto rispetto: le origini del Nord Italia (come il sottoscritto), della sua collaborazione con Blixa, della sua musica “creata” nello studio di Juan Mirò a Palma de Mallorca, di Ballyturk, della sua colonna sonora per “Il Divo” Andreotti, “Diaz”, “l’amico di famiglia”, “La verità sta in cielo” sul caso Emanuela Orlandi. Insomma se conosci Teho Teardo ne hai un sacco da raccontare.

Ammetto che quando ho deciso di tornare a risentirlo live l’altro giorno al LETTERATURE Festival a Roma avevo un po’ il timore di rimanerne meno “sorpreso” rispetto all’ultima volta, vista la grande sensazione di rigenerazione che mi aveva dato, tale da portarmela a casa e scriverne poi un articolo la sera stessa. Bè tranquilli, non è successo nulla di tutto questo.
LETTERATURE Festival è uno dei festival storici della Capitale dove autori italiani e stranieri hanno la possibilità di scrivere e leggere un testo inedito su una tematica scelta dagli organizzatori dell’evento. Location, come da molti anni, è stata la Basilica di Massenzio, uno dei più grandi monumenti del Foro Romano (purtroppo al momento semi nascosto ai turisti che camminano su via dei Fori Imperiali a causa dei lavori per la metro). È proprio lì, a pochi metri dal Colosseo e dal Vittoriano, nel cuore di Roma, che arte e musica si sono uniti, insieme ai lettori e al loro pubblico, come avveniva nella Roma antica con le Letture Pubbliche. È stato come aver rotto il confine spazio-tempo, essere qui oggi e rifare qualcosa che si faceva anche duemila anni fa. E fortunatamente l’amore per la lettura e la musica, nonostante gli anni, non è cambiato.
Nelle pause tra una lettura e l’altra degli autori che si sono susseguiti sul palco, Teho ha fatto sentire la sua musica. Quello che colpisce di Teardo è il saper maneggiare la sua super booth come un tavolo da lavoro, un artigiano della musica che suda per ogni suono ricreato con i suoi attrezzi (accompagnato da Laura Bisceglia al violoncello). Battiti, voci. Suoni metallici. Non sta mai fermo, non guarda il pubblico per non distrarsi in quello che sta facendo (le uniche volte in cui alza gli occhi è per cercare la sua partner per indicarle quando è arrivato il momento di cambiare ritmo). Non dà mai l’impressione di essere uno spettacolo programmato, tutto sembra fatto al momento, a seconda del mood dell’artista sul palco ispirato anche dall’aria calda di una fantastica notte romana di Giugno. Si entra a far parte quindi di un momento musicale che non si ripeterà più una seconda volta.

Nella serata del 26 giugno tra i lettori italiani (Marcello Fois, Antonella Lattanzi, Antonio Manzini e Alessandro Robecchi) c’è stata anche molta Germania. Brigitte Glaser che racconta di Truffaut e Alfred Hitchcock, ricordando di come il regista francese ha conosciuto e intervistato il master del cinema inglese facendoci sentire un po’ tutti europei. Andreas Pflüger che ha raccontato di Jacques Lusseyran, della sua cecità non vissuta come handicap diventando anche attivista militare durante la seconda Guerra Mondiale. Fritz Lang e Metropolis citati anche nell’inedito di Harald Gilbers che racconta quanto Goebbels, amante del cinema di Lang, gli avesse chiesto di creare film di propaganda anche se era per metà di origine ebraica.

Teardo si riconferma un fabbricante di musica. Lascio qui sotto il video della sua registrazione nello studio di Mirò per capire meglio, per chi ancora non lo conoscesse, come lavora Teho e per convincervi a non perdere il suo prossimo live.

 

 

 

Press pic Credit: Elia Falaschi