Fashion Week: PREMIUM Berlin 2016

È interessante pensare a quanto Berlino sia cambiata negli ultimi vent’anni e a come sia arrivata a essere una delle città più desiderate e più richieste da ogni parte del mondo. Dalla caduta del Muro a oggi la capitale tedesca si è trasformata da città invisibile a metropoli e questa sua crescita non sembra essere finita qui, anzi. La sempre più alta richiesta del mercato immobiliare, l’arrivo sempre più frequente di investimenti internazionali (Berlino cosiddetta Silicon Valley europea, terra fertile per startup), e ufficialmente sede politica dello Stato tedesco diventato centro del sistema economico europeo… Come una metro in corsa Berlino non sembra avere intenzione di fermarsi e continua imperterrita la sua corsa per rimanere tra i primi posti dei posti più desiderati dove voler vivere. Chi assocerebbe però ora questa città al settore dell’abbigliamento? Penso a Jil Sander e penso ad Adidas, ma purtroppo entrambe nate in differenti città, nessuna qui. Quindi mi fermo e penso: cosa ne sa questa città in fatto di moda e di vestiti? Come viene vissuto il fattore “vestire” nella capitale tedesca? Sotto questo punto di vista il ritmo di crescita nel settore abbigliamento forse risulta meno evidente rispetto a quello degli altri mercati, ma nonostante tutto c’è. Il settore Mode pian piano sta avendo sempre più spazio in città, sempre più boutique internazionali decidono di aprire un loro spazio qui per essere presenti al cambiamento e farne parte. Di recente Gucci e Givenchy hanno scelto Berlino come location per le loro pre season e c’è da dire che la cosa ha fatto molto piacere. Una delle prove tangibili che il percorso, lento ma giusto, intrapreso da questa città in fatto di moda è stata la fiera Premium, in scena quest’anno dal 19 al 21 gennaio.

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 La fiera. Poco distante da Potsdamer Platz e quasi all’inizio di Berlino Ovest. La fiera sfrutta lo spazio di 23.000 metri quadri di una vecchia stazione ferrovia risalente alla fine dell’Ottocento che era stata creata per la nuova linea ferroviaria Berlino – Dresden e fungeva allo stesso tempo da tappa per i treni diretti o partiti da Vienna e Praga. Diventata poi stazione postale agli inizi del Novecento questa struttura storica all’epoca del Muro fungeva da arteria tra Berlino Est e Ovest. La sua presenza dall’una e dall’altra parte della città dona a questa location uno spirito di apertura e reattivo al cambiamento. Quello che mi è subito piaciuto di Premium sin dal primo passo che ho fatto all’interno dell’area fieristica è stato quello di sentirsi parte di una scena nella quale vale la pena esserci. L’aria che si respira all’interno è quella del rinnovamento, dell’investimento in cose nuove, di avere attorno a noi sempre meno barriere mentali e aprirci totalmente al futuro. Siamo in un città in movimento, passo a passo ogni tappa la si sta raggiungendo nel modo giusto, senza fretta.

Circondati da giacche in pelle, materiali e abiti quasi futuristici in un spazio quasi da galleria, ho incontrato alcuni designer coreani nell’area Dissonance, la zona avant-garde della fiera, i quali mi hanno confermato la loro voglia di trovare spazio in questa città e non vedono l’ora di trovare qualche negozio che possa esporre le loro creazioni. Se la manifattura, quella di qualità e ricca di tradizione, riuscisse a trovare spazio nella città dove tutti vorrebbero stare, non acquisterebbe più valore? Questo è forse uno degli obiettivi che Premium si è prefissato: permettere a chiunque, da ogni parte del mondo che possegga un valore nel campo della moda e dell’arte, di trovare spazio, farsi conoscere e dare il giusto spazio alle sue creazioni. Tanti i sorrisi negli spazi espositivi, tanto voglia di parlare, di conoscersi e di mettere a confronto le proprie esperienze internazionali nel campo dell’abbigliamento. Questa è una cosa che Berlino sa fare bene: creare “ponti” tra persone di diverse culture. Ho visto tante strette di mano, tanto interesse e buon gusto per i prodotti messi in mostra. Ho visto le persone fermarsi a fare domande riguardo la qualità e la provenienza dei capi esposti: c’era soddisfazione, compiacimento e convinzione di trovarsi nel posto giusto per un settore che la città è ormai pronta a ricevere. Variegato il pubblico presente in fiera: tra le lingue più frequenti sentite quella italiana e francese, conferma del fatto che la manifattura di qualità sta cercando nuovi spazi dove poter evolvere e creare. Grande spazio a grandi marchi che hanno deciso di esserci in questa occasione e mostrare gli ultimi prodotti che saranno presenti nei nostri negozi nella prossima stagione. Per un settore che oggi si sta spostando sempre più sul web il valore aggiunto di questa fiera è proprio quello di portare a contatto diretto anche le piccole realtà locali con quelle di un contesto internazionale, confrontandosi, e perché no a ricevere consigli su come migliorare la loro presenza in rete ed esporre al meglio i propri prodotti. Tanti anche i giovani promettenti che hanno deciso di mettersi in prima fila per mostrare le loro creazioni. Tra i tanti trend, il rosa basic sembra essere uno dei colori a essere rilanciato anche nell’abbigliamento maschile (riconferma anche durante la settimana della moda a Milano e Parigi). Torna il bomber e tornano ad allargarsi (lentamente e non per tutti) anche i pantaloni da uomo. Spazio a nuovi materiali plastici trasformati e adattati ai capi d’abbigliamento creando quasi sorta di ritorno all’essenziale, al basic e una nuova ricerca nel potersi rapportare diversamente con il mondo esterno. Nessuna etichetta (se non poche rimaste nel mondo dell’abbigliamento classico), nessuna convenzione. Non siamo più tanto amanti delle scritte e delle stampe, ci piacerebbe avere addosso la qualità visibile e tangibile, da mostrare.

72fb7540-ccf7-4c68-a9e9-2921cde6fe6dPremium, la speranza per il futuro. Cosa sperare quindi? Mi piacerebbe tanto che un giorno Berlino diventasse un punto di riferimento nella moda come lo sono oggi Milano e Parigi, che riesca a scavalcare Londra e che diventi la terza città nel mondo dell’abbigliamento. Al momento nello Stato tedesco è difficile delineare una città che possa essere considerata “Stadt der Mode”. Berlino ha un vantaggio: quello di non avere schemi, di essere una location libera, non troppo costosa, ricca di spazi creativi per i designer del futuro. Quindi perché non unirsi in un progetto comune per portare la città a essere la prima in Germania a essere rappresentante della moda tedesca? I grandi marchi non mancano, il numero delle persone che hanno sempre più un occhio di riguardo verso l’abbigliamento cresce sempre di più. Ulteriore valore aggiunto di questa città è quello di trovarsi a metà tra Oriente e Occidente: un ponte tra la bellissima cultura manifatturiera orientale con quella occidentale. Ci vorranno anni perché questo possa accadere. L’importante è scegliere di diventarlo. Viel Gluck Berlin!