Tresor Berlino: Max Cooper

Centinaia di persone con la testa alta che guardano non l’artista che suona davanti a loro, ma la parete alle sue spalle, sulla quale vengono proiettate delle immagini. Quasi un Grande Fratello moderno, trovandomi in mezzo a tutte quelle persone, la mia testa in mezzo a quella delle altre, (la maggior parte delle quali si aspettava sì di assistere a un video ma di ascoltare soprattutto “solo” musica) mi ha fatto pensare a George Orwell e al suo “1984” vivendo quasi una situazione simile a quella dei Due Minuti d’Odio. Per chi non lo sapesse, in questo lasso di tempo l’autore del libro descrive la pratica del Grande Fratello che mostra, per due minuti ad un gruppo di persone chiuse in una sala, immagini proiettate su uno schermo, per far risvegliare in loro un sentimento di rifiuto e rabbia.
Ecco, invece che di rifiuto, le immagini di Max Cooper ricreano una sensazione di disorientamento, ma allo stesso tempo sono l’inizio di una ricerca di noi stessi.
Quasi una Porta di Confine, si viene trasportati all’interno di un tunnel di luce, lontani dalle nostre vite, dai nostri problemi e preoccupazioni: veniamo posizionati in alto di tutto, in uno spazio senza limiti, circondati forse da stelle e pianeti e assistiamo alla formazione della vita. La materia inizia a prendere forma, atomo per atomo, si disegna e si trasforma: siamo all’origine del mondo, all’origine di tutto quello che possiamo definire con la parola “tutto”.
É forse questa la musica che ha accompagnato la formazione del nostro pianeta milioni di anni fa? É questa armonia/disordine, questa serenità/disorientamento che é riuscita a ricreare un equilibrio tra opposti nell’Universo e ha fatto in modo che la Terra si formasse, destinata poi ad accogliere l’uomo e la sua storia? Rumori assordanti, poi minimali, una spaccatura nella terra, il fruscio degli alberi, la pietra. É la colonna sonora del mondo ed é bellissimo prenderne parte.
Dalla materia si passa poi alla nascita dell’uomo e al suo vivere oggi. Da qui si scorge una realtà triste, la nostra, quella basata sul tempo definito solo dal nostro orologio, caratterizzato dalle corse di ogni giorno, dalle nostre frustrazioni, fissazioni, mode, abitudini, fino ad arrivare ai pregiudizi e a come viviamo anni luce dal nostro rapporto diretto con la Natura, alla mancanza di dialoghi, alla vita digitale, allo stress, ai pianti, alla tristezza, monotonia e dolore.
L’artista inglese con il suo live ci fa riflettere, ci mette davanti la nostra vita, le sue problematiche: all’inizio ci fa sorridere, poi, mostrandocela più volte, inizia a farci capire che siamo lì in quel momento perché le nostre vite si assomigliano e quello che stiamo guardando siamo noi: gli standard ai quali ci siamo adagiati, imposti, ci rendiamo conto che la nostra unicità si sta cancellando. La musica di Cooper ci fa rivivere il tempo prima della nostra nascita, forse quella musica l’abbiamo vissuta anche noi quando eravamo solo degli atomi.É questa la grandezza di questo live: ricordarci come eravamo veramente.
Come siamo arrivati a questa lontananza con la nostra madre terra, tenendoci tutt’ora i piedi sopra? Come fare per ritrovare noi stessi? Un filo ci tiene legati tutt’ora alle origini del tempo: lo stiamo smarrendo. Dovremmo dimenticare grattacieli e cemento, e invece tornare a tutto ciò che é naturale. Solo così la nostra vita non potrà più essere stilizzata, riprodotta, ma sarà unica e fuori dagli schermi.