Dusty Kid, La Voce Della Mia Terra

L’importante è non stare fermi, ma guardare avanti e partire. Go.

«Dove andiamo?» «Non lo so, ma dobbiamo andare». Così nell’opera autobiografica “Sulla Strada”, Jack Kerouac e il suo compagno di viaggio segneranno le nuove generazioni e il periodo che verrà poi definito Beat Generation.
“Not So Green Fields” è un viaggio alla scoperta delle origini di Paolo Alberto aka Dusty Kid.
Sulla strada Paolo e un viaggiatore del nord. Quasi un’opera autobiografica, l’artista “racconta” con la sua musica e anche con la sua voce momenti significativi della vita del suo paese, i luoghi meno conosciuti, come Gairo Vecchio, che hanno fatto parte della sua infanzia.
Come già raccontato in altre interviste, Paolo ad un certo punto della sua vita inizia a viaggiare, desideroso di nuovi spazi, nuove conferme e nuove esperienze. Ed è stando lontano dalla sua terra che è riuscito ad apprezzarne gli elementi che la rendevano unica arrivando così a comporre “Not So Green Fields”.
I poli opposti che si attraggono e non riescono a stare lontani. Le proprie radici, che nella vita non possono mancare.
Paolo decide di narrare la sua terra attraverso il suono, anche con il più piccolo elemento che possa sembrare scontato, come il verso di una cicala, il canto degli uccelli all’alba o il rumore delle onde che accompagna inseparabile il volo dei gabbiani.
Ritorna la trance, ma soprattutto ritornano i simboli del popolo sardo come le Launeddas, strumento a fiato, i Mamuthones, maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna. Immancabile, per chi ama Dusty Kid, la chitarra.
Si innamorerà il viaggiatore di questa terra?

Abbiamo fatto alcune domande a Dusty Kid qui sotto.

 

 

Prima di tutto, iniziamo dalla copertina del tuo LP. Qual è la storia di questa fotografia? Come l’hai trovata e poi scelta come cover?

La fotografia è stata scattata da Giacomo Garau durante le riprese di un video che mi hanno fatto i ragazzi di Su Scannu Sessions, e ho sempre pensato che fosse perfetta per il disco. Sembra proprio ritrarre il viaggiatore protagonista della storia dell’album.


“Not So Green Fields” è un viaggio nella tua terra d’origine, la Sardegna. Chi è il viaggiatore? Qual è il tuo ruolo?

Il protagonista è un viaggiatore “che viene dal nord” e che trascorre due settimane qui in Sardegna durante le quali lo porto in giro in lungo e in largo per l’isola. Durante la sua permanenza vedrà alcune delle meraviglie che abbiamo qui, vivrà diverse esperienze con me tra cui un matrimonio e un funerale, e avrà modo di capire che purtroppo la Sardegna in estate non è soltanto un paradiso ma anche un inferno: due brani dell’album infatti rappresentano proprio quello che affligge l’isola ogni anno: gli incendi dolosi. Io cercherò, nel mio piccolo, di lasciargli un ricordo indelebile dell’isola e di portarlo ad amare e rispettare non solo la Sardegna, ma anche la sua terra, per lasciare qualcosa di buono in essa quando lui, come tutti gli altri esseri viventi, se ne andrà. 


Le tracce sono caratterizzate dalla musica e dal dialetto locale. Qual è uno dei tuoi bei ricordi d’infanzia passati nel tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più di quel periodo?

I viaggi con i miei in giro per le varie coste e l’entroterra, durante i quali si ascoltava country e folk americano, De André e i Dire Straits (che per altro detestavo, all’epoca volevo ascoltare gli Europe o Madonna lol) . Forse mi manca proprio il fatto di non aver apprezzato all’epoca quel genere, ma la risultante è che oggi è uno dei generi che ascolto di più!


Come sottofondo i suoni della Natura, del mare e della notte. Qual era il tuo posto preferito che ti faceva sentire sereno?

Ero abbastanza fifone da piccolo, ricordo che se c’era un temporale di notte volavo nel letto dei miei. Quando avevo 6 anni loro erano stufi di vivere in città dunque ci siamo spostati poco fuori Cagliari, sopra una collina dalla quale si vedevano tramonti spettacolari sulla città e le colline attorno. Restavo imbambolato a guardarli e provavo stranissime sensazioni di felicità, malinconia e qualcos’altro di veramente speciale che non saprei spiegare, ma che ancora oggi provo. 


Sei ripartito, dopo essere tornato da “III”. Hai una lettura particolare o un film che tratti di un viaggio per il quale ti sarebbe piacuto aver fatto la colonna sonora?

Beh, l’ho sempre detto, film come «Thelma & Louise», «Brokeback Mountain» o anche «Sulla Strada», il libro di Kerouac. Ma non so se ne sarei capace. Musicare qualcosa, come un film, è molto molto difficile. Per me il processo inverso invece è molto più semplice e spontaneo, ossia scrivere la musica e vederci un film sopra, ma quello penso siano tutti bravi a farlo!


Perché secondo te la tua terra non è poi così “verde”? Di che cosa avrebbe bisogno per esserlo? 

Per me è verde, verdissima. Non lo è per il viaggiatore, venendo da un paese del nord ovviamente non è abituato a vedere una terra con questi colori, arida, secca e così devastata dagli incendi. Ma alla fine del disco, nell’epilogo finale, l’ultimo verso della canzone descrive questo colorito come “paglierino” in riferimento ai nostri campi di grano, anziché alla terra bruciata. Altrimenti sarebbe stata una storia troppo triste! 

 

 

Foto cover: Giacomo Garau