Teho Teardo: Ciascuno A Suo Modo

C’è qualcosa di nuovo in Musicbaum. Una nuova sezione per la musica non appartenente al contesto “club”. Un tipo di musica che contraddistingue l’artista appena ti appresti ad ascoltarla, un tipo di musica che arriva a fare cinema. Anche di cinema d’ora in poi parleremo e della sua musica che lo rende unico.

 

Crisi d’identità o mancanza effettiva di carattere? Voglia di cambiamento o solo parole al vento? In che modo ci si può risollevare (anzi, questo termine viene purtroppo già usato tantissime volte e forse non è quello più appropriato, usiamo il termine “risvegliare”)? Da chi e in che modo deve partire questa rottura?

Sono molte le domande che possiamo porci riguardo la situazione che segna oggi il nostro Paese ed i vari problemi che ne conseguono. Tralasciando le tematiche politiche e sociali (infinito il numero di siti che si dedica a questi temi) riflettiamo riguardo la situazione italiana e osserviamola sotto il punto di vista musicale. Come si contraddistingue il nostro Paese attaverso la musica? Potrebbe quest’ultima aiutare a cancellare l’aria pesante che si respira oggi e diventare una certezza per i prossimi anni? Potrebbe la musica italiana essere la crepa decisiva di quel muro che non riusciamo ad abbattere?
Abbiamo fatto alcune domande con Teho Teardo che ci ha permesso di fare queste riflessioni.
Teho, artista italiano partito dal Nord Italia, attraverso il cinema (“Una vita Tranquilla”, “Il Divo”, “L’amico di Famiglia” per citarne alcuni) e teatro (“Ballyturk” la sua ultima collaborazione) è arrivato a far conoscere la sua musica a livello internazionale mostrando la sua voglia di “creare l’onda”.

 

 

La M.T.T. Records da te fondata negli anni Ottanta. Potrebbe un ragazzo oggi, come trent’anni fa, investire nella musica allo stesso modo in Italia? Dove gli suggeriresti di andare?

Ragazzi e ragazze hanno sempre parecchie possibilità, cominciando dai sogni. MTT Records era un sogno per me, la mia etichetta con cui pubblicare i miei dischi e scambiarli in mezzo mondo con altri ragazzi come me molto prima di internet. Si chiamava “Tape network” ed è stata un’esperienza fenomenale. Avevo un timbro con scritto MTT records e l’indirizzo di casa dei miei. Ho cominciato a 16 anni.

Sono ripetitivo in questo caso ma consiglio sempre di andare via dall’Italia, il prima possibile. Ho saputo che tu hai fatto un lungo viaggio con lo zaino in spalla per assistere ad un mio concerto. Ti ringrazio, ne sono davvero orgoglioso e spero che questa energia che hai dimostrato possa uscire in te e molti altri per provare a realizzare i vostri sogni.

Continuo a sognare e ad immaginarmi un mondo più interessante di questo.

 

Sei di Pordenone: è stato facile staccarsi dalla piccola realtà locale ed aprirsi alle grande città? Quali sono state le difficoltà?

Devo moltissimo a Pordenone: non c’era nulla che mi piacesse lì e così sono stato costretto a tagliare la corda molto presto.

Nei paesi di provincia si tende a mantenere inalterato lo stato delle cose, non puoi cambiare, diventare altro quando invece avresti la necessità di farlo. Se poi cominci ad ottenere dei risultati nella musica gli altri ti farebbero a pezzi. Per un po’ è delizioso vederli schiattare di invidia ma, a lungo andare, quel fetore ammorba anche te e così ho fatto bene ad andarmene.

 

Tre cose (nominiamone solo tre per essere ottimisti) che mancano secondo te in Italia…

La prima, credo la più importante, è proprio l’Italia. Dove siamo noi in questa veloce involuzione che ci sta facendo sparire tutti? Parlo anche di identità. Declinato in musica significa avere un suono personale, che si sviluppi solo qui. Qualcosa di unico e che faccia parlare di noi nel mondo. Dico qualcosa di successivo all’opera, qualcosa che rappresenti il nostro tempo.

Manca la meritocrazia, è sempre più un districarsi tra parrocchie.

Manca il coraggio di rischiare, soprattutto in un momento di crisi strutturale come questo dove bisognerebbe avere il coraggio di fare progetti innovativi e non cercare sempre di fare il colpetto con una commediola sciocca al cinema di cui tutti poi si dimenticheranno presto con un dischino modesto e accattivante.

 

Arriviamo al tema delle soundtrack cinema. Quanto spesso vai al cinema?

Vado spesso al cinema, da sempre.

 

Cosa ne pensi de “La grande bellezza”, miglior film straniero agli Oscar 2014?

Eh eh, hai idea di quante volte mi abbiano fatto questa domanda?

Sinceramente non ne colgo il motivo perché non penso che il mio parere sia importante.

Siamo un po’ tutti vittime dell’ossessione per i gusti personali, forse una deriva dei like di Facebook. Penso che i nostri gusti siano solo una questione personale, anche nella miseria che siamo. Il cinema e la musica hanno mappe ben più elevate delle nostre. Le vedo bene sai le mappe della musica? In realtà sono costellazioni, altissime sopra di noi. Noi siamo molto sotto.

Inoltre non credo sia importante dare un giudizio a parole, quello che penso è molto chiaro nella mia musica. E’ attraverso il mio lavoro che posso dare dei giudizi, anche muti, semplicemente prendendo una direzione invece di un’altra. Gli artisti parlano attraverso il loro lavoro, le cose fondamentali sono al suo interno.

Passiamo troppo tempo a dire e scrivere cazzate su Facebook. Penso sia meglio lavorare, scrivere musica e pubblicarla ed è quanto faccio. Nella musica troverai questa risposta e anche molto altro.

Penso che al momento siamo costretti a ristabilire il concetto di bellezza, lavoro molto impegnativo: le parole sono fondamentali e quando vengono tritate nei deliri delle folle e dei commenti di Facebook perdono il loro significato. Mica possiamo permetterci, soprattutto in Italia, di non attribuire il corretto significato di una parola come “bellezza”?

 

Il tuo rapporto con Sorrentino, che persona è? Come l’hai conosciuto?

Abbiamo lavorato molto bene assieme per un periodo anche piuttosto lungo insieme per due film: “L’Amico di Famiglia” e “Il Divo”.

 

“Il divo” film per il quale hai vinto il “David di Donatello”. Segui la politica in Italia? Conoscevi la storia Andreotti prima della tua esperienza con Sorrentino?

Certo che seguo la politica… Come avrei potuto affrontare un tema del genere altrimenti? Lavorare ad un film non è una questione di intrattenimento, di piazzare come si dice ancora solo in Italia dei tappetoni sonori, delle fasce, sotto qualche scena.

 

Tra le tante date del tuo tour con Blixa, quella al Berghain di Berlino. Ci racconti le sensazioni o qualcosa che ti ha colpito di quella location pazzesca?

Ci impedirono di fare fotografie, un colosso tedesco alto due metri abbondanti con pochi capelli e meno argomenti mi afferrò il telefono mentre stavo fotografando.

Fu un bel concerto, la sensazione di essere a casa. Mi sono sentito così in diverse parti del mondo suonando, più spesso di quanto accada qui. E’ intenso quando ti accade: senti un calore, una sorta di accoglienza. I viali, gli alberi, le case ed i cielo sopra di essi ti appartengono, non nel senso di proprietà materiale, ma di appartenenza spirituale. Parcheggiare il furgone dopo il concerto, andare a dormire portandosi in spalla la chitarra e gli strumenti nelle strade di Berlino, ma anche di Londra, Leeds, Lisbona… Ti lega ai luoghi.

 

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La nuova creatura “Ballyturk”, inizialmente ideata per il teatro, poi sviluppata e trasformata e diventata album. Ci puoi raccontare il giorno in cui Enda Walsh ti ha contattato? Cosa stavi facendo nel momento in cui hai ricevuto la sua chiamata?

Stavo cucinando: spaghetti alle vongole, il mio piatto preferito. Era una mail. Mi ha riempito di gioia. Dopo pochi giorni eravamo già a Londra a parlare del progetto.

 

La voce di Cillian Murphy, che diventa parte integrante dell’opera. Dal teatro viene trasportata e fusa con la tua musica. Ricordi la prima volta che sei entrato in un teatro? Teatro o cinema: ti piacerebbe un giorno farne uno tuo?

La prima volta che sono entrato in un teatro avevo 12 anni, era per Pirandello. Purtroppo nella mia città c’era poco teatro, solo i classici: niente contemporaneità, niente ricerca.

L’ho fatto uno spettacolo mio, è “Viaggio Al Termine Della Notte” di Céline, con Elio Germano.

 

La canzone che piu’ ti rappresenta e che non ti stanchi mai di ascoltare. Il tuo film “evergreen”?

Non sono proprio così sicuro che si possa esser rappresentati da una canzone o da un film ma se dovessi scegliere ora mi verrebbero in mente “Hired Gun” dei Bad Brains e “Nosferatu” di Herzog. Ma ti assicuro che tra sei secondi mi verrebbe in mente altro e poi altro ancora. Fortunatamente so di essere completamente inattendibile quando si tratta di questi argomenti.

Ecco adesso mi vien già da dire “Blueprint” dei Fugazi e come film “Dead Man”. Potrei non smettere più.

 

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La sezione “Musica al Cinema” di Musicbaum invita il lettore ad ascoltare:

A quite life
Autore: Teho Teardo & Blixa Bargeld
Opera: Still Smiling
Label: SPECULA
Data uscita: Marzo 2013

Film legato alla traccia: Una vita tranquilla di Claudio Cupellini