BERLIN FESTIVAL 2014

Non che Tempelhof si trovi a molti chilometri di distanza dal centro città ma la vicinanza del festival ai locali più frequentati della scena club berlinese (una delle quali ha svolto un ruolo attivo in questo festival, il Club der Visionaere), è stato il valore aggiunto rispetto alle altre edizioni. Sarà stato forse il clima, con tre giorni di sole e temperature estive, la scelta artistica, la Badeschiff (dove hanno suonato tra i tanti Sven Vath, Henrik Schwarz, Nina Kraviz) e la vista verso Berlino Est… Ma quest’anno l’aria berlinese fatta di spensieratezza, passione per la musica ed energia si è respirata a pieni polmoni.
Il main stage da grande concerto (il Warsteiner Stage), la Badeschiff e la Beach Area. Andiamo al sodo.

Sono due i nomi che hanno segnato la nostra esperienza al Berlin Festival 2014: Dark Side e Moderat.

Dark Side: Nicolas Jaar e Dave Harrington. Un live set pazzesco. Due artisti sopra il palco, uno di fronte all’altro, quasi a voler comunicare tra loro non a parole ma a sguardi, uno scambio di reciproche onde sonore. Effetti e voce, chitarra.

Senti cantare Nicolas Jaar, senti arpeggiare Dave Harrington e pensi: sono nel posto giusto al momento giusto. Il primo con la voce calda, mai distratto dal continuare a dare gli effetti a quella musica che sembra avvolgere l’ascoltatore, quasi a stendere una parete trasparente per separare quello che stai vivendo dal mondo esterno, perchè quasi non vuoi condividerlo con nessun altro, perché gli altri non ci sono ma tu sei lì e non ti vuoi staccare. Jaar, un artista poliedrico (tra i tanti strumenti la tastiera Roland VK7), che di certo, a differenza di altri artisti, non richiama l’attenzione su di sè ma offre solamente la musica per la gioia di chi l’ascolta. Non c’è nulla da mettere in scena, c’è solo musica da ascoltare. Dave Harrington e la sua chitarra: non la lascia mai, la guarda sempre, la controlla e ne mette in mostra tutte le sue qualità. Un collegamento rapido ai Pink Floyd: quel binomio voce e chitarra richiama tanto a quella band degli anni sessanta che sembra essersi trasformata e ripresentata in chiave moderna. Qui non stiamo parlando di correnti o stili musicali passeggeri, “Dark Side” è passione, interpretazione, assorbimento e meditazione.

Moderat. Lo spettacolo inizia prima del loro arrivo: la lunga preparazione della loro “sceneggiatura” si presenta come una scatola aperta. Quattro pannelli bianchi dietro tre consolle sui quali verranno proiettate immagini e simboli che accompagneranno il pubblico durante il live. La voce di Sasha, in alcuni pezzi da loro scelti per questa occasione, è la ciliegina sulla torta ed ogni volta che inizia a cantare il pubblico si accende, qualcuno inizia a cantarci assieme (intonato o meno) sapendo tutte le parole. “Bad Kingdom” (dimentichiamo il remix ormai conosciuto dai tanti che non sanno dell’esistenza della sua versione originale),  “A new Error” (mai scordata e mai stanchi di ascoltarla) tra i vari pezzi più conosciuti. Il viaggio verso il pianeta Moderat purtroppo è un’andata e ritorno, è uno di quei pochi live che non guardi mai l’orologio per vedere che ora è, perché non vuoi andare via.

L’area attorno alla location non ha di certo deluso le aspettative: un parco antistante disponibile per chi ha voluto trascorrere la giornata all’interno del Festival e fare qualche pausa dagli stage principali, rilassarsi, prendere un po’ d’aria con sempre la musica nel sottofondo come richiamo o partecipare agli stage esterni prendendo un po’ di sole. La gestione degli spazi dedicati agli show è stata ottima (tra i vari stage, il principale Warsteiner dove c’è sempre stato spazio per tutti (dalle esibizioni di WoodKid, Editors, Moderat, ecc.).

Berlino si è fatta voler bene, si è fatta desiderare e ha conquistato tutti. Un’energia alimentata per tre giorni senza sosta da chi ci è stato e che di certo ci sarà anche l’anno prossimo.