Luke Abbott: La Foresta di Musica

Esce oggi il suo nuovo album dal titolo “Wysing Forest” su Border Community. Un inno alla Natura che ci circonda ogni giorno, alla sua potenza e alla sua presenza, un chiaro messaggio per non dimenticare che senza di essa nulla sarebbe possibile.
Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda a Luke Abbott.
English version below

 

Ciao Luke, grazie per aver accettato il nostro invito a Musicbaum.

Grazie a voi.

 

Iniziamo da “Wysing Forest”, il tuo nuovo album che esce oggi su Border Community. C’è stato un posto o una location particolare che ti ha aiutato a realizzare l’opera? Le nove tracce al suo interno parlano di sentimenti o di luoghi? Non pensi che la Natura a volte possa essere un elemento nel quale possiamo specchiarci?

L’album è stato registrato completamente nell’art centre di Cambridgeshire, Wysing Arts, da qui poi il nome dell’album. Sotto molti punti di vista può essere considerata la colonna sonora di quel luogo, il terreno e l’ambiente hanno influenzato fortemente la musica che ho prodotto. In un modo un po’ alternativo c’è un focus riguardo il mondo naturale attraverso la musica, il concetto degli alberi e della foresta è molto importante: con questo album ho voluto sottolinearlo ed esplorarlo. Per me è importante che la musica abbia un senso di crescita, che esce e che muore come il ciclo vitale di una pianta.

 

Ascoltando il tuo album a volte sembra di essere circondati da elementi naturali, a volte sembra di trovarsi in un posto sacro, a volte circondati dall’oscurità: forse queste sensazioni possono essere paragonate alla metafora della vita. Quali sono gli elementi naturali che preferisci? C’è qualcosa senza il quale non puoi vivere (musica esclusa) ?

La potenza della Natura è qualcosa che mi ha sempre attirato. Mi piace come è sempre presente. Costruiamo città, grandissimi monumenti ma la Natura è sempre presente anche in minima parte. Crepe nel manto stradale, muri allontanati da radici degli alberi, muschi e licheni che crescono a lato delle costruzioni: tutto questo per ricordarci che un giorno sarà tutto di nuovo conquistato dalla Natura.

 

Una tua traccia che mi ha fatto subito impazzire è stata “Modern Driveway” dall’EP “Modern Driveway” su Notown. Qual è stata la location del tuo primo studio? Preferisci produrre musica da solo suppongo?

Ho lavorato a quella traccia nella mia camera da letto che è stata il mio studio,  spostato ora in un garage. Penso di essere più produttivo quando lavoro da solo perché quando ti appresti a fare musica diventa più interessante lavorare in un certo senso più su te stesso e in modo più indulgente. Ma ultimamente mi sto aprendo anche a collaborazioni con altri artisti. Può essere che in futuro approfondirò questo mio aspetto, dipenderà molto su chi avrò al mio fianco.

 

“Krautrock” nella tua musica. Puoi raccontarci qualcosa riguardo il tuo interesse per i generi musicali del passato? Hai band o artisti preferiti degli anni Settanta?

Amo la musica Krautrock perché si basa tutto sul rompere gli schemi tradizionali e costruire qualcosa di nuovo ed è quello che vorrei fare anche io. A volte bisogna guardarsi indietro per poter crescere e andare avanti, sfruttare il lato magico della musica che ti permette di lasciarti andare per produrla. Non c’è più un’abilità specifica nel fare musica pulita o professionale. Quando ascolto un disco voglio sentirmi connesso con la persona che l’ha fatto, voglio sentire la presenza umana in quella musica. Non come nella musica pop per esempio (che viene rappresentata da un idolo) ma piuttosto in un modo più spirituale come Terry Riley o Alice Coltrane o Rodelius. Loro hanno messo la loro anima in quello che hanno realizzato.

 

Ci sono album o tracce che sono state fondamentali nella tua crescita come artista? Sei giovane: cos’è che non ti piace riguardo la scena club oggi e come vorresti migliorarla?

Ci sono tantissimi dischi che hanno influenzato la mia musica e sarebbe veramente difficile elencarli tutti ora. Ma generalmente sono dischi  fuori dagli schemi, quelli che hanno sonorità fuori dal comune, quelli sì che mi piacciono.
La scena club mi sta annoiando, in molti locali mi sento quasi un alieno. Ci sono veramente pochi club che hanno una mentalità aperta nei quali ti puoi divertire a differenza della maggior parte che ti offrono sempre la stessa musica, gli stessi trucchi, sonorità che non riescono a colpirti veramente. Vorrei qualcosa di nuovo.

 

 

English version

 

His new album “Wysing Forest” is out today on Border Community. An ode to the Nature that surrounds us every day, to its power and its presence, a clear message for us that nothing would be possible without it. 
We had the pleasure of doing a few questions about the album with Luke Abbott.


Hi Luke and thanks for being here.

Hello, thanks for having me.

 

Let’s speak about “Wysing Forest”, your new album that it will be out this month on Border Community. Is there a place or a special location that has inspired you during the release of the album? Are they nine tracks that speak about feelings or places? Don’t you think that sometimes Nature is the mirror of ourselves?

The album was all recorded at an arts centre in Cambridgeshire, Wysing Arts, hence the album title.  In a lot of ways it’s a soundtrack to that place, the land and the environment there were a big influence on the music I made.  There is defiantly a focus on the natural world in the music too, the idea of trees and the forest is very important.  With the album I try to explore and reflect those ideas.  It was important to me that the music had a sense of growth, that it flourishes and that it dies away, like the life cycle of a plant.

 

Listening to the album sometimes it seems to be in the Nature, sometimes it seems to be in a holy place, sometimes surrounded by the darkness: the metaphor of the life maybe. What are your favorite natural elements? Is there something that you could live without it (music saved)?

The power of nature is something that is very interesting to me.  I like how it’s always there in the background.  We build these cities, these massive concrete monuments, but there’s always bit of nature breaking though.  Cracks in the pavement, walls being pushed away by the roots of trees, moss and lichen growing on the sides of buildings, all of it reminding us that one day it will all be forest again.

 

The track that makes me crazy of you has been “Modern Driveway” from the EP “Modern Driveway” on Notown. What was the location of your first studio? Do you prefer working better alone, right ?

I made that track in my bedroom studio, I don’t work in there anymore as I have my studio in a garage now.  I think I’m more productive when I work alone because when you’re making music sometimes it gets more interesting if you are allowed to be very selfish and indulgent.  But more recently I have become interested in collaborative work, so maybe in the future I’ll be doing more of that?  I suppose it depends on who I find to work with.

 

“Krautrock” in your style influences also. Can you tell us more about your interest in the past musical scenes? Do you have favorite bands or artists from the Seventies?

I love a lot of the Krautrock music because it was all about breaking away from tradition and constructing something new, and that’s what I want to do now.  Sometimes you have to look backwards to more forwards.  There’s also something very magical about the sound, it was before you were allowed to be lazy with music production.  There’s no skill in making ‘clean’ or ‘professional’ sounding music anymore, you don’t need to be good at sound in that way.  But there’s a huge lacking in music that has real character in the sound.  When I listen to a record I want to feel connected to the person that made it, I want there to be a human presence in the music.  But not in the way that pop music does it (by presenting you with an idol), but instead in a more spiritual way, like Terry Riley or Alice Coltrane or Rodelius.  They have real soul in their music.

 

Do you have albums or tracks that you consider fundamental in your growth as artist? You are young: what don’t you like most about the club scene today that you would like to improve in it?

There’s so many records that have influenced me that it would be hard to list only a few right now.  But generally it’s the weird things, the records that don’t sound like anything else, those are the ones that I enjoy.  And as for the club scene, I’m totally bored of it at the moment, I feel like an alien when I’m in most clubs right now.  There’s still a few more open minded clubs that can be a lot of fun, but I feel like most of the time it’s just the same old shit, music with the same tricks, sounds that function but fail to inspire.  I want something fresher than that.