Another Party: L’Acid di Londra

Coronet Theatre, notte del 25 gennaio. Sì, un teatro: strano a dirlo ma due nomi della scena club come Steve Lawler e Mathew Jonson si sono incontrati in uno dei teatri storici di Londra (costruito nel 1800 e oggi utilizzato per eventi musicali) per la notte “AnotherParty” , organizzazione di eventi che ha festeggiato il suo quarto compleanno di attività e non poteva di certo scegliere dei guest e una location qualsiasi per far tornare a casa il pubblico con il sorriso, come è riuscita a fare.
Come nasce il progetto Another Party. Siamo a Londra: l’onda Acid house partita da Chicago arriva qui negli anni Ottanta durante il periodo “Second Summer of Love” nel quale si sono sviluppati i primi rave in location lontane dalla City e da occhi indiscreti trascinati da quella scatenata House basati sui valori anticonformisti ma anche uguaglianza e libertà. Da questo periodo storico importante per la storia della scena club nasce “Another Party”, un modo per vivere una notte diversa tornando nella Londra di fine anni Ottanta.

E’ passata la mezzanotte: Londra e il Tamigi non dormono. Sulla strada per il Coronet le strade e i marciapiedi davanti alle zone residenziali londinesi tipiche per quel loro piccolo giardino e le finestre in stile georgiano accompagnano il passante a destinazione. Taxi neri e auto inglesi circolano per strada anche se è tardi creando quel “non silenzio” che caratterizza la città. Passata la cattedrale di S. Giorgio,  la fermata della Metro “Elephant & Castle” e poi finalmente il Coronet. La struttura,  circondata da centinaia di persone arrivate presto per entrare (età media tra i 18 e i 25 anni), si affaccia su New Kent Road e trattiene a fatica la musica che trapassa dalle sue pareti.
La mia curiosità di vedere come si potesse adattare un evento all’insegna dell’house music in un luogo spettacolo come quello di un teatro era tanta forse perchè era il mio primo party all’interno di una struttura simile. Appena si entra, dopo i vari i controlli di routine, si percorre un corridoio. Tutti i pavimenti sono in legno. Al primo piano una situazione più easy e ristretta. Al piano terra invece la main Arena di Steve Lawler, Mathew Jonson e James Manero.
La main room è un enorme salone in stile industrial con alte pareti coperte da tende rosso scuro (tipiche della scena teatrale) ed al centro una grande dancefloor che ha dato spazio a tutti di vivere la serata nel migliore dei modi. Sul palco Steve Lawler (l’acid house è uno dei suoi generi al quale si è sempre ispirato nei suoi set) Mathew Jonson seguito dal Dj Resident di casa James Manero che ha accompagnato senza nessun indugio tutti i presenti verso la chiusura.

Un pubblico vivo e pulsante che ha seguito dall’inizio alla fine i Dj non togliendo mai loro lo sguardo. Nessun fronzolo, solo musica. Tutti gli artisti che si sono alternati in consolle sono stati aperti verso il pubblico con un rapporto diretto percependo qualsiasi segnale che potesse indirizzarli nella giusta via musicale.

Uno dei valori aggiunti della serata è stato il ruolo della parte tecnica che in backstage ha fatto da supporto alla musica utilizzando tantissimi sistemi laser e video proiezioni creando giochi di luce che hanno ipnotizzato tutti i presenti in sala vivendo una sorta di “mimetizzazione” tra corpo e musica.

Le melodie coinvolgenti di Mathew Jonson sono state la ciliegina sulla torta.
Another Party: a Londra lo spirito acid non se n’è andato, scopritelo.